Psicologa dell'età evolutiva a Rovereto

Attenzione, impulsività e comportamento

«Non sta fermo un attimo.» «Fa i capricci per ogni cosa.» «Con lui è sempre una battaglia.» Un comportamento difficile arriva quasi sempre in studio così, chiuso dentro una frase: la pronuncia una maestra al colloquio, un nonno preoccupato, o gli stessi genitori una sera qualsiasi, dopo l'ennesima giornata finita in urla. Il punto è che sotto parole tanto generiche si nascondono bambini molto diversi tra loro, ed è proprio da questa differenza che conviene ripartire.

Il modo di guardare della dott.ssa Armellini parte da un'idea precisa: un comportamento, anche il più faticoso, è sempre un tentativo. È il modo in cui un bambino, con gli strumenti che ha in quel momento, prova a venire a capo di qualcosa che lo mette in difficoltà. Aiutarlo a cambiarlo significa prima capire che cosa quel tentativo sta cercando di dire, e poi offrire a lui, e a chi gli sta intorno, modi diversi di reagire là dove oggi ci si incastra sempre. Questa pagina racconta come.

Dietro la stessa scenata, storie diverse

Due bambini che rovesciano la sedia con lo stesso scatto possono farlo per ragioni opposte. C'è chi non sopporta la frustrazione di sbagliare, chi agisce d'impulso prima ancora di rendersene conto, chi dice no per principio perché è l'unico terreno su cui sente di avere voce, e chi si è convinto che, per essere preso sul serio, deve per forza far rumore. La scenata è la stessa, la strada per uscirne no. Per questo, quando il quadro resta confuso, la dott.ssa Armellini si concede una fase di osservazione: come si muove il bambino in studio, che cosa raccontano i genitori delle giornate a casa, che cosa notano gli insegnanti, all'occorrenza con questionari costruiti apposta. Ed è qui che la sua formazione sul neurosviluppo fa la differenza: se sotto il comportamento affiorano segnali di un disturbo dell'attenzione o di altra natura evolutiva, si prosegue con una valutazione mirata e, dove è utile un parere clinico, con i colleghi medici dell'équipe dello Studio.

Quando la fatica è tenere l'attenzione

Non tutti i comportamenti che allarmano sono fatti di rabbia o di sfida. Un bambino che smarrisce di continuo le sue cose, che apre dieci giochi senza chiuderne uno, che risponde prima ancora di aver ascoltato la domanda, mette alla prova la pazienza di tutti, ma il primo a rimetterci è lui. Non è svogliatezza e non è cattiva educazione: è un modo di funzionare che ha radici nel neurosviluppo, e che si può conoscere e imparare a governare. La dott.ssa Armellini interviene su più fronti insieme: fornire al bambino appigli pratici per organizzarsi (routine visibili, compiti divisi in pezzi più corti, un ambiente pensato per non distrarre), affiancare i genitori perché smettano di leggere tutto attraverso la lente del «lo fa apposta», e, quando l'ipotesi di un ADHD si fa concreta, arrivare a un inquadramento accurato che dia finalmente un nome, e una direzione, a ciò che la famiglia porta avanti da anni.

Con il bambino: accorgersi della rabbia in tempo

La parte del percorso che si svolge con il bambino serve a costruire ciò che ancora gli manca. Molti «scoppiano» perché si accorgono della rabbia soltanto quando ha già preso tutto lo spazio: si impara allora a coglierne i primi segnali nel corpo, quando è ancora una fiammella e non un incendio. Si cercano insieme parole per chiedere aiuto o per ammettere di essere al limite, al posto di uno spintone o di una fuga. E si allena, quasi sempre giocando, la capacità più faticosa da conquistare: attendere il proprio turno, incassare un no, reggere il fatto che le cose non arrivino subito come si vorrebbe. Sono conquiste piccole, ma è da lì che un bambino comincia a fidarsi di sé.

Il fronte di casa: poche regole e uno sguardo alla famiglia

Un comportamento si trasforma dove nasce, e non nasce in studio: nasce la mattina prima di uscire, a tavola, all'ora dei compiti, quando arriva il momento di spegnere lo schermo. Ecco perché il lavoro con i genitori non è un'appendice, ma una parte portante del percorso, presente fin dai primi incontri. Con mamma e papà la dott.ssa Armellini individua poche regole essenziali, quelle per cui vale la pena tenere il punto, e cerca il modo di farle rispettare senza che ogni giornata diventi un braccio di ferro; insieme si impara a dare peso anche ai momenti che funzionano, di solito ignorati proprio perché non fanno rumore. Su questo la sua esperienza nei servizi che si occupano di minori e di affido lascia un segno preciso: un bambino non si legge mai isolato, ma dentro la trama di relazioni in cui vive, e su quella trama si può agire da più lati. A chi sente il bisogno di uno spazio dedicato al proprio ruolo di genitore, al di là del singolo comportamento del figlio, questo sito dedica una pagina a parte.

Disturbi del comportamentoRegolazione e autonomieADHD

Se le giornate con vostro figlio sembrano una fila di scontri che si assomigliano tutti, tenete a mente due cose: non raccontano nulla di brutto su di voi come genitori, e possono prendere un'altra piega. Capire che cosa le fa arenare sempre nello stesso punto è il primo passo, e lo si può muovere insieme già da un primo colloquio.

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Gli altri disturbi

Revisione clinica del 21 luglio 2026 a cura della Dott.ssa Alessia Armellini - Ordine degli Psicologi della Provincia Autonoma di Trento — n. 1567.

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